Luna di miele a Cuba – Tra Varadero e Trinidad (Seconda parte)

L’avana, 2 milioni di abitanti, la città più grande delle Antille, raro angolo dell’America Latina in cui é possibile scoprire un tale tesoro storico coloniale, capitale che raccoglie il pesante fardello della turbolenta storia dell’isola, é solo la prima tappa di un lungo viaggio che ci illustra l’anima viva e autentica cubana. Quella delle sottoculture, della musica invasiva, dell’architettura magnifica, della pirateria e della rivoluzione, ma anche delle spiaggie bianche…

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Varadero

Lasciamo questa megalopoli e ci addentriamo nel nord-ovest, attraversando la provincia di Matanzas, e arrivando laddové i venti kilometri di spiaggia bianca di VARADERO restano leggendari nel nostro immaginario. Era il 1929 quando Varadero venne lanciata sulla scena internazionale attirando numerosi miliardari americani (tra cui un certo Al Capone) come luogo di svago e di villeggiatura. Oggi é una realtà esclusiva al turismo di massa, regno incontrastato di lussiosi resort all inclusive sulla penisola di Hicacos, prima risorsa economica di Cuba… come non cessa di sottolineare il Ministro de Turismo (leggiamo nei due quotidiani durante il viaggio – juvendud Rebelde e Gradma). Un luogo ideale per rilassarsi, godere del sole e della spiaggia finissima, abbandonando purtroppo l’isola autentica. Esistono nonostante tutto anche delle casas particulares che da qualche tempo fanno concorenza ai dorati pacchetti di viaggio. I resort più recenti, e quindi migliori e moderni sotto i vari punti di vista, sono quelli prossimi all’estremità orientale dell’isola. La scelta é indiscutibile !

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Trinidad

Il turismo culturale riprende il proprio passo invitandoci a soggiornare nella celebre TRINIDAD, nella provincia di Sancti Spiritus, con le sue stradine acciottolate, e le sue dimore coloniali che sfoggiano con fierezza ancora oggi la ricchezza di un periodo passato di massimo splendore.  La terza città di Cuba, fondata nel 1514 da Velasquez, coltiva incessantemente il fascino del proprio passato aprendo ogni giorno le porte a centinaia di turisti provenienti da ogni angolo del globo. Patrimonio Mondiale dell’Unesco rientra in quasi ogni itinerante proprosto dai tour operator … ma non é necessario soggiornarvi a lungo se non si vuole restar vittima della macchina turistica ! Invece é importante riuscire a districarsi nel labirinto dei truffatori locali (i cossiddetti jineteros purtroppo ben noti), particolarmente numerosi in questa città, che vedono negli occhi del turista la propria riuscita giornaliera. Trinidad resta in ogni caso il luogo ideale per intraprendere un tour fotografico, lasciarsi incantare dai colori e dalle forme… Un mojito fresco delizioso la sera, sui gradini danzanti della Casa de la Musica in Plaza Mayor, é la ciliegina sulla torta ! Ottima musica anche alla Casa de la Trova… ma d’altronde la musica a Cuba non delude mai ! Raffinatezza per una pausa pranzo consigliata presso  il centralissimo Iberostar Grand Hotel, lussuoso palazzo ottocentesco ristrutturato con classe : una breve pausa relax ne vale la pena… A Trinidad é d’obbligo anche gustare un cocktail preparato con rum , miele, limone e acqua : la Canchanchara ! Cercate il bar che ne porta il nome, sarà una bella scoperta non sufficientemente pubblicizzata.

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Playa Ancon

Due brevi escursioni sono inevitabili: PLAYA ANCON, stazione balneare situata a soli 12 km dalla città conosciuta per essere la migliore spiaggia meridionale di Cuba, sebbene non paragonabile ad altre coste (ci sono solo 3 alberghi). Romanticissimo luogo dove godersi il tramonto. Spostarsi é semplicissimo, noi abbiamo scelto di arrivarci con un classico « cocotaxi », senza dubbio meno rapido dell’auto tradizionale, ma più economico e più cubano !!!!! La stessa traversata é un’avventura, osservare il panorama é una scoperta continua. Un consiglio : al fine di evitare trappole per turisti cercate un taxi appena fuori dal centro turistico (Trinidad é una città piccolissima) anche se cio’ vi costerà sicuramente una serie piuttosto lunga di ‘no ‘ in risposta agli insistenti locali ! Al rientro abbiamo incontrato un autobus che serve i lavoratori della zona : un’esperienza autentica e diventente a ritmo di salsa. Non dimenticate che Playa Ancon é conosciuta per i suoi mosquitos molto fastidiosi che al mattino e verso sera (quando la temperatura diventa più mite) escono e iniziano a pungere fastidiosamente chi non é prevenuto. Un buon repellente antizanzare dovrebbe risolvere la cosa e non rovinare la giornata J.

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Valle de los Ingenios

Seconda escursione ricca di fascino é rappresentata dalla VALLE DE LOS INGENIOS. Un vecchio treno turistico a vapore parte quotidianamente dalla micro stazione della città entrando attraverso una valle pittoresca verdeggiante, dimora di canne da zucchero, antica fonte di ricchezza della città del corso del XIX secolo, attraversando ponti strettissimi e pascoli. Vi si intravedono ruderi di antichi magazzini e case padronali, quali la Manaca Iznaga. Questa, a solo 16 km ad est da Trinidad, é la testimonianza ben conservata, nonché attrattiva principale, della storia ed dell’economia locale, fondata nel 1750, trasformata oggi in un bar ristorante… La torre di 44 metri che sorge accanto all’hacienda serviva e controllare il lavoro dei numerosi schiavi impiegati e a radunarli.

Il paesaggio é davvero meraviglioso.

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Le forme dell’amore in “Café Society”

café societyLa croisette del 2016 ha visto sfilare sul tapis rouge dell’apertura del festival di Cannes un cast giovane e brillante unito sotto le ali protettrici di un fecondo Woody Allen. Nulla da dire a proposito delle ottime interpretazioni, della fotografia impeccabile di un mondo color seppia e argento che sembra risultare molto apprezzato.

La mia riflessione sorge piuttosto soffermandosi sul termine « amore », parola attorno alla quale gira la sinopsi letta dalla sottoscritta (e non solo) prima di accedere alla sala cinematografica. Questa parola dovrebbe riflettere il nodo centrale dell’intreccio cinematografico in atto : la storia della relazione amorosa tra i due protagonisti. Una lettura superficiale della pellicola lo conferma in modo ineccepibile , quasi banale.

La mia lettura pone pero’ una serie di questioni, legge negli sguardi, nei silenzi cosi come nelle frasi che ondeggiano nei dialoghi sempre tanto importanti nelle opere di Allen. E la conclusione é un’esclamazione : ma questo allora sarebbe amore ?

All’interno di questa « Society » prendono parte più forme di amore che pero’ si contraddistinguono nettamente, partendo da quello più genuino e quasi innocente (ma forse non ingenuo) della moglie del protagonista, a quello dell’uomo atcafe society3tempato che perde la testa per la propria segrataria… L’unico che pero’ trova posto sul piedistallo di cristallo e capta tutta la luce dei riflettori é quello « contrastato » dei due protagonisti, il quale li renderebbe quasi una nuova sorta di Romeo e Giulietta, amanti maledetti.

Tutto questo ha fatto sorgere in me un forte turbamento interiore. Sarebbe amore stare insieme a una persona solo perché in grado di riempire di complimenti e di far sentire importante ? O forse potremmo pensare piuttosto a riconoscenza, simpatia, ecc. Non nego possa entrare in gioco la vanità, ma dubito fortemente di poter utilizzare a giusto scopo il termine « amore » all’interno di un tale contesto.

Sarebbe amore scegliere di sposare l’uomo che possiede un’enorme fonte di mezzi economici e ricchezza, potenza, stabilità, in grado si garantire opulenza in gioielli e vita mondana ? A mio parere corrisponde a una sorta di opportunismo che combacia col fascino subdolo del potere, il quale non é pero’ sinonimo di amore.

Sarebbe amore ritornare a pensare a quel ragazzino liquidato senza mezze misure in quanto naif e squattrinato quando lo si ritrova in cima a un impero, celebre, elegante e sicuro di se ? Evito direttamente una risposta…

Forse l’unico amore é quel colpo di fulmine , a senso unico evidentemente, che continua a tormentare il protagonista, che lascia il futuro in sospeso, perché non é stato consumato, e non tanto perché proibito. La fiamma non si spegne quando non si concede alla candela il tempo di consumarsi. Ma evitiamo di persuaderci del contrario, il senso é unico. L’incrocio di forme é l’unico AMORE di “Café Society”: un cerchio, un rettangolo, un quadrato e un triangolo.

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Luna di miele a Cuba – L’Avana (prima parte)

Un viaggio indimenticabile raccogliendo le ultime goccie di un mondo magnifico che sta scomparendo e imparando a vivere realmente, riprendere a comunicare, leggere, osservare, rifuggendo tutti i problemi che inquinano la quotidianità del nostro mondo « civilizzato » e « consumista ». Questa é l’immensa perla dei Caraibi.

Organizzare il viaggio della nostra vita, quello con la fede al dito, da marito e moglie, quello che forse un giorno racconteremmo ai nostri figli, non é stato semplice. Un boom turistico selvaggio é esploso in contemporanea alla nostra scelta della meta : un sogno a lungo cullato da parte di entrambi. Acquistiamo immediatamente il volo tramite AirFrance (cogliamo al volo una promozione imperdibile su Avana) e nel breve tempo di poche settimane i prezzi consultati per il pernottamento raddoppiano, gli hotel rispondono con un « tutto esaurito » alle nostre richieste, le agenzie di viaggio lavorano esclusivamente su Cuba !

Non ci lasciamo abbattere e dopo una serie di incastri elaborati accuratamente il nostro tour su cinque settimane puo’ partire ! Tutta l’isola, mare, natura e cultura, visitata attraverso le « casas particulares » degli abitanti locali e i resort di lusso per un budget totale di 2000 euro a testa !

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I tappa : Avana – 4 giorni

La capitale é bellissima, maestosa, ma sopratutto ricchissima dal punto di vista culturale. I festival si susseguono senza sosta, giovani e meno giovani attendono con ansia di prendere parte a queste iniziative, le code di fronte alle sale cinemagrafiche sono evidenti… Noi riusciamo a prendere parte al festival di musica classica contemporanea e alla festa musicale univeristaria. L’ambiente festivo é fantastico. Consigliamo di informarsi prima di partire presso l’ufficio turistico di Cuba per non dover rinunciare a eventi degni di nota in tutto il mondo (come il Festival del Cinema Latino-Americano).

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La decadenza della sua architettura fa parte di un fascino a cui non si puo’ sfuggire. Molto « vintage ». In un primo momento non é chiaro, ma l’atmosfera lascia letteramente stregati. E’ una bellezza che puo’ essere comparata a quella di un mondo il cui orologio si é bloccato nel tempo. La vegetazione ha continuato il suo corso, gli abitanti pure, ma i suoi palazzi ne sono rimasti intrappolati e solo oggi grazie agli enormi investimenti da parte del mondo occidentale la campana di vetro si é fratturata. Noi abbiamo avuto la fortuna di vivere l’Avana in questo momento di transizione.

Abbiamo soggiornato nel quartiere del Vedado, più prossimo alla vera vita degli abitanti della capitale, bellissimo con i suoi viali e le sue ville stile Miami anni ’50 in stato di semi abbandono… Vi si trova un’asse principale per spostarsi e scoprire il resto della città : la calle 23. E’ sufficiente comportarsi come un vero abitante dell’Avana e bloccare le auto che attraversano la strada chiedendo se vanno dove desideriamo. Ogni cubano che possiede un’automobile la sfrutta come taxi abusivo a prezzi per noi simbolici al fine di arrotondare le proprie entrate. Il tutto risulta molto più economico che cercare un vero taxi :in quel caso i prezzi esplodono improvvisamente essendo noi palesemente turisti !

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Abbiamo scoperto cosi, all’Avana, la nostra prima Casas, quella di Aida Torres, una donna splendida che ci ha messo a sua disposizione una casa coloniale con terrazzo. L’ambiente é familiare, inutile aggiungere che ci si sente a casa !

Se l’inquinamento é tremendo, il rumore e il caos pure, per non aggiungere il caldo e l’umidità… questa é Cuba, questa é l’Avana, ed é magica !

Bisognerebbe scrivere un romanzo solo al fine di narrare il fascino e il mistero di questa capitale cosi differente dal resto del mondo.

Questo 25 aprile

25aprile2016Ci sono date che non devono cessare di ricoprire quell’importanza che le ha fondate. Ci sono date che non devono scomparire dal nostro calendario. Ci sono date che non devo cambiare colore sbiandendosi poco a poco. C’é il 25 aprile italiano.

E’ italiano perché appartiene a questo popolo, é un giorno popolare : un’incoronazione che non spetta a un sovrano ma al suo stesso popolo che finalmente diviene per la prima volta sovrano della propria terra, del proprio Paese. La svolta é storica ma sopratutto unica. Perché perdere quest’aurea di sacralità che spetta a una giornata macchiata da tanti ricordi ?

25-aprile1945La liberazione dal basso, la liberazione contro ogni guerra, la vittoria della pace, la fine di ogni conflitto. Un concetto che va gridato per le strade, un passaparola che non dovrebbe conoscere arresto, né tantomeno letture contraffatte.

Non deve divenire un discorso politico. Noi italiani, figli di quei figli che hanno conosciuto tanto buio, tanta amarezza, fame, difficoltà e paura, dovremmo oggi perdere il coraggio di difendere semplicemente la dignità di una celebrazione ? No, se questa celebrazione é frutto di un coraggio ben superiore. Il solo pensiero porta con sé una certa vergogna impossibile da nascondere. E’ il sangue di quei « martiri per la libertà » le cui lapidi circondano le nostre strade, i nostri vicoli. E’ il sangue dei compagni di chi é sopravvissuto per ricostruire, ma anche per raccontare, affinché tutto non si ripetesse. Per anni hanno cercato di dimenticare, poi hanno indossato il loro abito migliore per entrare nelle classi e raccontare l’assurdità della vita. E’ il sangue che magistrali scrittori e intelletuali hanno voluto lasciare su carta per noi. Noi che siamo il domani, il dopodomani.

25aprileSi tratta di una questione di rispetto per l’essere umano, per l’Italia e per il concetto stesso di libertà e pace. Forse oggi non ricordiamo più il vero significato del termine pace sopraffatti da un effimero benessere. Questo 25 aprile serve anche a ricordarcelo, e a essere grati alla forza di un popolo che non si é arreso e ci ha dato questa speranza.

Ma dove é finito oggi il popolo italiano ? Possiamo veramente oscurare?

Luciana Castellina ha appena scritto « Uno stato legittimato e popolare non lo avevamo mai avuto ». Ha ragione ma quanti di noi ne sono effettivamente al corrente. Aggiunge « La memoria – diceva Primo Levi – è sempre a rischio. Anche questo 25 aprile l’ha confermato ». L’ignoranza e il revisionismo storico dalle basi cosi fragili non sono giustificabili. L’egoismo che prevale sull’interesse del bene comune, della Res Publica, é la causa del nostro sabotaggio che cancella la memoria, cio’ che di più prezioso possiamo raccogliere e custodire ogni giorno.

Il 25 aprile é stato un atto di democrazia, raro. Perché non lo conserviamo ?

Brooklyn : noi, il passato, il presente e il futuro

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Una nuova generazione di migranti é quella che caratterizza oggi il panorama mondiale. Il termine stesso di migranti é entrato nel vocabolario quotidiano dei media e della gente comune grazie alla cronaca non sempre rassicurante. Ma, senza andare toccare argomenti critici e fonti di dibattiti sempre più ricchi e anche violenti, vorrei soffermarmi su un’immagine : quella dell’Italia, il mio Paese, che vede la propria meglio gioventu’ prendere un volo, un treno, un bus, verso un orizzonte migliore… migliori opportunità, miglior futuro. Perché queste sono le prospettive attuali, sebbene si dica il contrario ai vertici. Il censimento AIRE é ancora più eloquente.

Brooklyn4Quella é la nave di cui si imbarca Eilis Lacey nel 1952. La protagonista di Brooklyn, film pluri-candidato agli Oscar di quest’anno, nonché vincitore del British Academy Film Awards 2016, lascia il paese in cui é cresciuta in Irlanda decidendo di emigrare negli Stati Uniti. Sembra banale ma non é facile. Tutta la sofferenza é espressa magistralmente da una Saoirse Ronan tutt’altro che inesperta. Le difficoltà di una giovane donna, il coraggio, la solitudine… tutti sentimenti che nonostante sia trascorso più di mezzo secolo sono vivi più che mai oggi nella vita di chi prende in mano il proprio destino e si getta nel « nuovo mondo ». perché le ricenche attuali lo confermano ancora : il rischio dell’immigrazione è anche depressione.

Nel corso del film lo ripetono spesso : il male interiore col quale si deve condividere inizialmente é considerato nella norma da chi ha già attraversato lo stesso ponte, ha già percorso gli stessi passi e ne conosce le trame. Le stesse lacrime sono una norma. Perché anche se tutto sembra perfetto ricostruire la propria vita é una missione per nulla evidente. Eilis, come molti di noi, é coraggiosa, é forte, ma questo non le impedisce di avere un cuore. Un cuore che batte per i propri cari, per la propria terra e la propria identità.  Ma tutta questa forza é fondamentale per poter passare alla fase superiore, l’adattamento. Perché il male non é eterno, é solo passeggero. Questo é l’altro tema sempre presente.

Brooklyn2E’ cosi, poco a poco, quella nuova casa diventa la nostra casa. Eilis scrive alla propria sorella, Rose, dicendo che non poteva aspettarselo mentre invece é successo. Non abbassare le proprie ali, non chiudersi in se stessi, lasciare che la vita scorra nelle proprie vene e un’atteggiamento positivo che guarisce le lacrime della lontananza.  Eilis riesce a costruirsi una vita a Brooklyn e si innamora. Eilis ha trovato il proprio posto.

Brooklyn3Ma il legame con la propria terra ? Un ritorno porta a esclamare « ho dimenticato tutto questo »… I dubbi, dover decidere quale vita si vuole per se stessi. Il timore delle proprie scelte. Tutto puo’ essere rimesso in discussione. Tutto é questione di scelte. E siamo noi gli unici che possiamo assumercene le responsabilità e le conseguenze.

Eilis fa prova di coraggio, prima, durante e dopo. Sappiamo che la sua vita non é stata né sarà facile, che il proprio passato non si puo’ mettere nel cassetto di cui gettiamo la chiave. Non apparteremo mai al 100% alla nuova vita che abbiamo cercato, che abbiamo voluto. Ma questa é la nostra vita. La vera forza é capirlo. E accettarlo.

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“Finché un giorno spunterà il sole, forse non te ne accorgerai subito, la sua luce sarà tenue e ti sorprenderai a pensare a qualcosa o al qualcuno che non ha alcuna attinenza per il passato, qualcuno che appartiene solo a te, e capirai, che la tua vita è li.”

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10 ragioni per visitare Birmingham

Per molti é la città il cui nome puo’ evocare semplicemente la rivoluzione industriale del XIX secolo; la tendenza é quella di dimenticare il potenziale di questa metropoli considerata invece tra i centri più attivi del Regno Unito, seconda in UK per popolazione, multiculturale, giovane e degna di essere considerata oggi une vera e propria capitale culturale accanto al più ovvio turismo industriale.

Ecco quindi svelata qualche valida ragione per trascorrere un week end alla scoperta della capitale delle West Midlands :

  1. Il Birmingham Museum Art and Gallery.
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D. G. Rossetti “Proserine”

Amanti dell’arte, dei centri culturali come solo in questo paese sono capaci di costituire e di far vivere, preparatevi a una visita ricchissima ! Ovviamente l’ingresso é gratuito, 7 giorni su 7, e lo spettacolo merita almeno mezza giornata di visita…

L’edificio in stile neoclassico (1889) ospita una collezione considerata (e a giusto titolo) l’orgoglio della città. Domina sovrano e aggiunge fascino a Chamberlain Square.  Gallerie e diversi livelli di museografia si sovrappongono elegantemente nel circuito museale dove i veri ospiti d’onore sono i Preraffaelliti… Gioia e gaudio per tutti gli appassionati di questa corrente artistica : qui la collezione comprende oltre 2000 opere di arte figurativa e decorativa ! Inoltre un’intera galleria è dedicata al rinomato artista britannico Edward Burne-Jones. Ma noi italiani riconosciamo subito Dante Gabriele Rossetti…

Elemento di vanto locale é il Sultanganj Buddha, risalente al 500-700 D.C., ritrovato nell’India settentrionale da un ingegnere che lavorava alla costruzione della ferrovia.

Molto differente é la galleria Birmingham: Its People, Its History : perle e curiosità sulla Rivoluzione industriale e sulla storia cittadina.

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Edwardian Tearoom

Il museo é assolutamente child-friendly al 100%. In caso di viaggio con piccoli al seguito diverse attività (tra cui giocare a provare abiti storici) e sale a tema sono a disposizione del piccolo turista !

E la Edwardian Tea Room (oltre la galleria industriale) vi attende in un contesto raffinato per la pausa dedicata al rituale del thé.

 

  1. La Library of Birmingham.
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Library of Birmingham

La biblioteca pubblica di Birmingham é un vero é proprio gioiello d’architettura contemporanea. Inaugurata nel 2013 e frutto del lavoro di uno studio olandese, si trova nel centro città, a pochi passi dalle principali attrazioni, come la Symphony Hall e Victoria Square.

Al suo interno é presente un caffé e un gradevole bookshop dai prezzi onesti per poter acquistare qualche souvenir. L’utente é messo a proprio agio, e il turista trova sorprese a cui non puo’ mancare : il giardino bitanico al settimo piano, la terrazza panoramica sulla città al nono piano, e il memorial di Shakespeare. Qualche dettaglio : 40.000 oggetti, tra cui 6000 fotografie e 10.000 programmi di sala legate alla vita del grandissimo drammaturgo all’interno di una sala ricostruita in funzione museale ed espositiva.

  1. Il Bullring Shopping Centre.
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The Bullring

Altro gioiello dell’architettura contemporanea (in parte emblematico ancora per cio’ che concerne gli anni ‘60) é conosciuto per essere uno dei più grandi centri commerciali europei. Tutte le grandi marche vi trovano posto. Riparo straordinario nelle giornate di pioggia (mai rare in Gran Bretagna). Accanto alla stazione ferroviaria, nel cuore della città.

  1. La Cattedrale
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St Philip’s Cathedral

Altra meta di pellegrinaggio per gli appasionati preraffaelliti é la cattedrale. Edward Burne-Jones, importante artista che aderì al tardo movimento preraffaellita, realizzò tre finestroni sul lato orientale e uno su quello occidentale (l’Ascensione, la Natività, la Crocefissione e il Giudizio universale).

Chiesa non imponente ma calorosa, al visitatore non resta che meravigliarsi di fronte alle forme barocche classiche inglesi…

  1. Gas Bassin Street
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Gas Bassin

Quartiere perfettamente restaurato con piccoli edifici che risalgono al XVIII e XIX secolo, oggi permette gradevoli passeggiate accanto al canale che ospita cigni e anatre, trasformando quello che era il paesaggio industriale passato in un centro gradevole dove si alternano ristoranti e sale musicali.

E’ senza dubbio il quadro ideale per una seduta fotografica nel nome di Birmingam !

  1. Broad Street

Per la città che non dorme mai, ecco dove recarsi alla ricerca di pubs, locali e ristoranti. Non temete, il rischio di annoiarsi é inesistente !

  1. Il Jewellery Quarter.
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Jewellery Quarter

Una passeggiata fuori dal centro , a nord-est, per respirare ancora l’atmosfera propria dell’inizio dell’età industiale attraverso le numerose boutique d’artigiani. Infatti, per chi non lo sapesse, la città é un rinomato centro per la lavorazione dei gioielli secondo tecniche tradizionali… e i clienti non mancano !

  1. Mangiare

Ebbene si, la città é conosciuta per i suoi ristoranti ! L’ambiente multietnico e giovane che la caratterizza ne é il motore… cosi se preferite mangiare orientale non esitate a dare un occhio à Chinatown (a pochi passi dal Bullring), dove si trova uno dei più celebri Mongolian Barbecue !

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The Old Joint Stock

Per chi desidera restere fedele alla cucina made in Italy accanto alla Cattedrale si trova un fantastico ristorantino dal design moderno/chich, « Cicchetti », che permette di degustare piccole porzioni di diversi piatti (un po’ come i cicchetti veneziani…). Personale rigorosamente italiano !

Altrimenti un buon pub tra i migliori della città (che serve ovviamente anche del cibo oltre a pinte di birra) é The Old Joint Stock ! Atmosfera inglese garantita !!!!

  1. Dormire
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Burligton hotel

Palazzoni a funzione alberghiera non mancano, ma se posso permettermi un consiglio, per un fine settimana regale, non lasciatevi scappare il Burlington Hotel ! Marmi policromi, morbidi tappeti e un decoro raffinato, offrono un’atmosfera raffinata vittoriana inimitabile ! Le camere sono molto più semplici, ma ampie, mentre la carta di credito non deve confrontarsi con un prezzo esorbitante come da attese (soprattutto se si compara ad altri hotel inglesi …). Collegato direttamente alla stazione ferroviaria é comodissimo. Inoltre colazioni regali, che non fanno mancare la mitica English Breakfast, e un palazzo storico nel cuore caloroso di Birmingham.

  1. Viaggiare
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Stranford-upon-Avon

Scoprire i dintorni é pratico. La stazione centrale é in pieno centro, salite su uno dei treni low cost (se potete acquistare in anticipo on line sarete avantaggiati) e in sole 2 ore vi ritroverete a Londra per una passeggiata intorno al Big Ben, un musical, e un pochino di shopping a Covent Garden ! Altrimenti, se volete visitare la campagna, in un attimo potete trovarvi a StratforduponAvon, cittadina famosa per aver dato i natali a Shakespeare, caratteristica per la sua architettura bloccata nel tempo… Oltre ad essere il cuore delle Midlands Occidentali !

 

Pubblicato anche su: http://turistipercaso.it/midlands/75118/10-motivi-per-visitare-birmingham.html

Marsupio : il grande ritorno

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Sarah Jessica Parker, Fergie, e Anne Hathaway

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Khloé Kardashian

Cari nostalgici, sarete accontentati . Da un paio di stagioni le grandi casate nobili (e meno altisonanti) della moda ci avevano lanciato svariati indizi ; a cio’ si aggiunge il look delle star paparazzate a Los Angeles e a New York che lasciavano intuire l’arrivo di questo momento. Il mitico marsupio, oggetto simbolo di un’era ormai per molti appartenente al passato, stava preparando un vero contrattacco. Anche le passerelle delle settimane della moda hanno ceduto alla Nineties-mania. E oggi l’indispensabile eterno accessorio del turista ansioso, icona anni’90 poco discreta, presente in ogni guardaroba ben fornito, emerge dall’alto delle passerelle nellle collezioni primavera/estate 2016.

In altri termi al « cultissimo » marsupio si aggiunge una certa allure chic, si gioca su linee più sofisticate, e si segue il codice della borsa ideale allo scopo di mettere insieme ogni ingrediente… in versione mini e pratica : colori, materiali, stampati, dettagli accessoriati… sino alla delicata leggera catena dorata o la cintura in cuoio per agganciarlo alla vita.

Il vero stilita 2016 lo desidera leggero, appoggiato sulle anche, ma anche in spalla (perché no ?) …

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Gucci – Dionysus

E dopotutto la cara vecchia turista fashion ne é grata : il marsupio resta l’icona insostutibile che arriva negli armadi appartenenti ad ogni budget grazie alle grandi catene multinazionali di moda che non hanno esitato a lanciare collezioni ad hoc (vedi Zara, Mango, New look, ecc.)!

Buon viaggio, o buona passeggiata in stile anni 90 !

Giorgio Bassani e “Il romanzo di Ferrara” – La lirica della missione

Il_romanzo_di_FerraraPer andare a Ferrara serve un libro. Per conoscerne l’atmosfera servono delle pagine ben scritte. Serve la poesia e la lirica di un romanzo non comune e di un autore che decide di imporre la stessa scrittura come strumento d’espressione della propria emozione.

Giorgio Bassani e il suo « Romanzo di Ferrara » navigano con circolarità magistrale tra novelle e romanzi di una vita attraverso gli stessi luoghi e gli stessi personaggi creando une vero e proprio microcosmo con una logica interna precisa e impeccabile. L’insieme delle opere trova giustamente posto nel « Romanzo » essendovi qui un vero corpus dalla coerenza tematica.

L’autore, in quanto « poeta », sente la necessità di descrivere (in modo quasi ossessivo, fino a cristallizzare) per comprendere. A lui spetta il compito di recuperare un passato problematico. Qualcosa di traumatico. Senza pero’ entrare nelle maglie del movimento neorealista, senza dar vita a un romanzo ideologico. Lui, come Primo Levi, DEVE farlo.

Bassani é uno scrittore difficile. Bassani fa dell’esperienza dell’esclusione il pilastro fondante della sua opera. Lui é uno scrittore che vive il suo secolo e lo racconta : la nascita del movimento fascista ; l’inizio e lo sviluppo della tragedia antisemita in Italia ; l’immediato delicato dopoguerra. La storia con i suoi avvenimenti é un fil rouge che si sente, che si narra. Il 1938 e le leggi razziali sono sempre nello sfondo. Sono sempre presenti mentre a Ferrara dove gli ebrei sono borghesi e fascisti come ogni italiano patriota. Sono i volontari che hanno partecipato al primo conflitto mondiale.

Ferrara pero’ deve essere raccontata da un Bassani che la vive come prigione. Questa é per lui una prigione del passato, quello traumatico che non si puo’ dimenticare nonostante la nuova Italia desideri cancellare ogni ricordo spiacevole. Ferrara é sempre cinta da mura. Ferrara é una città che osserva e giudica. Ferrara é borghese, laica, reazionaria e fascista. Lei é la città emblematica all’interno di un’Italia che non ha saputo negarsi alla dittatura. E lui la narra attraverso storie di rotture sociologiche, restituendo una struttura logica al caos storico. La denuncia storica e la dimensione letteraria coabitano allora fedelmente.

Fuggire da Ferrara significa restarne comunque prigioniero, e se ogni personaggio é cosciente dell’alternativa, sa che al destino non si puo’ sfuggire. L’individio é continuamente prigioniero dllo sguardo dei curiosi. L’individio arriva anche al suicidio, come forma liberatoria, come desiderio estremo di fuga. Lo stesso Bassani fuggendo dalla sua città, raggiungendo Roma e Napoli, é un prigioniero della sua Ferrara.GIORGIO BASSANI - IL GIARDINO DEI LIBRI

La città é senza dubbio coprotaconista con l’io del narratore. Alla topografia viene attribuita un’importanza fondamentale in quanto anche metaforica. La città parla e si esprime. Spazio e tempo sono due dimensioni strettamente legate, immobili.

L’autore vive una missione : quasi una sorta di intermediario tra i vivi e i morti, per lui che ha il peso di essere sopravvissuto, e vuole restituire dignità a quella persone la cui scomparsa diviene banale oblio. Si incarica di mantenerne viva la memoria. Di darle quella dimensione di eternità propria della scrittura, di conservare il suo sguardo sempre rivolto all’indietro (come dice egli stesso ne « Il giardino dei Finzi Contini »), di andare alla ricerca di quel tempo perduto. (Innegabile l’influenza di Proust.)

Il romanzo é un viaggio nel passato. Fissarne le esperienze e resuscitare attimi di vita. Oltre quella frontiera simbolica e discriminante, quella divisione spaziale e sociale che puo’ essere immaginata in corso Giovecca.

La sua é vera indignazione ma evocata in modo sottile. Il peggio é cio’ che non viene raccontato. Come i campi di sterminio, oggetto onnipresente ma all’interno del campo del « non detto ».

C’é qualcosa di poetico e di estremamente enigmatico nella lettura di Bassani. Spetta al lettore tirarne le conclusioni finali, elaborare il tutto attraverso la sua coscienza.

La chiarezza e la descrizione particolarmente realista accompagnano personaggi ambivalenti e instabili in una realtà complessa. L’unica cosa evidente é la solitudine e l’esilio di un intellettuale che sente di dover rendere conto di tutto attraverso la letteratura.bassani___targa_casa

Bassani vive una missione.

Festival di Sanremo – La fiera degli ultimi (ode agli ultimi)

Classifica-Sanremo-2016

Tradizione vuole che le canzoni, o meglio gli artisti (nonostante la denominazione classica del Festival), che conquistano le ultime posizioni in graduatoria siano poi quelli che « vincono » per davvero. Forse non ironicamente uno straordinario Elio non ha esitato nel dichiarare all’apertura dell’ultima edizione « Vogliamo essere eliminati ». Certo, parlava della possibilità del rispescaggio e della gioia eventuale che ne consuege… ma la vittoria non coincide sempre con la gloria assoluta, duratura, eterna.

Certo, nemmeno la sconfitta, se dobbiamo essere sinceri, ma sembra ormai accettato a livello generale cio’ che gli stessi giornalisti scrivono da tempo a proposito : da Vasco Rossi a Biagio Antonacci, passando per Zucchero e Caparezza. Le loro canzoni si sono piazzate in fondo alla classifica a Sanremo. Ma, come spesso accade, i brani che non riscuotono successo nelle serate del Festival diventano dei grandi successi di pubblico. E in qualche caso trampolino di lancio per carriere da quel punto in poi in continua ascesa.

Quello che pero’ scuote il pubblico (cioé NOI italiani) é il senso di ingiustizia quando trascorsa la notte del sabato sera sanremese incollati allo schermo televisivo, rinunciando alla tradizionale uscita al cinema, concedendosi giusto uno spuntino per non perdere tempo a preparare cena, lottando contro un sonno canaglia che rischia di farci perdere pettegolezzi cruciali o sfilate di moda da Ariston, investendo addirittura la non modica cifra di un euro e un centesimo per collaborare al televoto, scopriamo la classifica. Quel brivido non tanto dissimile dai tabelloni affissi fuori dall’aula dopo la maturità. Che trascorso breve tempo non hanno più importanza, ma che in quel momento preciso sono completamente invasi da tensione.

Ecco quella tensione ci fa gridare « No, non é possibile ! », « Come ??? », ed esclamazioni dello stesso genere…in attesa ovviamente della vetta, del podio spesso contrastante… Perché dopotutto noi al televoto abbiamo finito per cedere e per dare importanza. Ci sentiamo adesso parte integrante, attori non passivi della kermesse all’italiana per eccellenza.

Al di là di ogni polemica vorrei dare la giusta dignità a chi é stato escluso, a chi é arrivato ultimo o quasi, a chi nonostante tutto ha detto sul palco dell’Ariston « Grazie a tutti, di cuore ». Ringraziare, in qualsiasi occasione, é segno di umiltà. E noi, spettatori, ringraziamo voi, che avete anche semplicemente cantato.

1983 Vasco Rossi – Vita Spericolata

1984 Enrico Ruggeri – Nuovo swing

1985 Zucchero – Donne

1988 Biagio Antonacci – Voglio vivere in un attimo

1991 Mikimix (Caparezza) – E la notte se ne va

2005 Negramaro – Mentre tutto scorre

2005 Modà – Riesci a innamorarmi

2016 Bluvertigo – Semplicemente

2016 Zero assoluto – Di me e di te