Alcune considerazioni essenziali su « Magic Mike »

magicmike-620x330O per meglio dire « Michele il Magico », come potrebbe vincere l’appellativo in una commedia all’italiana (con terrore penso già a cinepanettoni alla Boldi/De Sica)…

E effettivamente qualcosa di magico il nostro Mike Lane la conserva bene addosso (e non stiamo parlando ovviamente della maglietta) : quando lui balla si prova una sensazione di impotenza tale da annientare ogni essere umano di genere maschile (sugli agli generi del regno animale lasciamo gentilmente il beneficio del dubbio). Non é solo il suo sorriso, che in realtà appartiene a un tale Channing Tatum, in grado di farci scogliere al pari del calore post era glaciale… e nemmeno quel corpo statuario e praticamente perfetto. Mike é anche bravo, intelligente, e per questo forse anche MAGICO.MAGIC-MIKE-XXL

Ma analizziamo il contesto circostante, a cominciare dai suoi comgnagni di merende, o meglio i suoi colleghi : una sorta di boy scouts che hanno perso la retta via. E qui diventa indispensabile la cesura tra il primo film e il suo inaspettato seguito « XXL ». Se infatti gli sportivi, inadattati e tossicomani spogliarellisti erano in una prima fase alla base di un problema sociale con sfondo la Tampa/Miami nel 2012, li si ritrova tre anni dopo psicologicamente sotto altri panni. Difficile definirli più maturi, ma certo più umili e anche più sconfitti da una vita che nella vita reale vita non é (ok, perdonate il gioco di parole). Non c’é pacco di dollari o pasticca che tenga. Eppure é quella vita che li mantiene in piedi, offre loro brividi e anche quella fiducia in loro stessi.

Abbiamo di fronte degli uomini (e non più solo dei maschi) che hanno vissuto la guerra, il cui progetto professionale si rivela un fallimento (oltre che un’investimento di vita), abbandonati dalle proprie donne perché si sono rese conto che hanno bisogno di altro. E qui emerge la consapevolezza che questo secondo film, in superfice dall’aspetto notevolmente più leggero, dopotutto é un inno all’amicizia, perché di fronte a tutto questo solo « un fantasma del passato », che puo’ essere la passata vissuta follia, guarisce o almeno tampona queste mancanze. E loro stessi se ne proclamano i guaritori.

Poi ci sono le donne. Il pubblico. Il denaro che vola a pioggia o giace appallottolato all’interno di slip brillanti. Simili a bestie assatanate fanno paura anche dietro lo schermo cinematografico, massa indistinta, denudata di anima, inscindibile al punto da par provare vergogna al gentil sesso della Beatrice dantesca.

A questo punto io mi pongo naturalmente delle questioni. Per quale motivo gettare denaro senza aver gustato il prodotto ? Non basterebbero a tal scopo dei coriandoli colorati ? E cosi eccitante sentire il sudore malodorante di uomini che palpano senza ritengno trattandoti come bestia ? Personalmente mi bastava andare in discoteca, provare per credere…

In altri termini io la teoria dello studio antropologico/psicologico dell’amica bisex di Mike (Joanna) me la sono seriamente bevuta. Perché a me queste donne, di ogni genere, rango ed età, fanno paura. E se cosi é la norma negli States, il Vecchio Stivale ne fa copia/incolla in occasioni quali la « festa della donna » tali da far rabbrividire ogni femminista vecchio stampo (per non citare le celebri suffragette). Fortunatamente al realizzatore piace ricordare che oltre all’ormone impazzito esiste la donna normale, e quella piace ancora, anzi di più, perché con quella ci vuoi costruire una casa, e prendere un cane.

Cosi preferisco ora mettere da parte tutte le mie contrarietà sull’abuso incontrastato di droghe, protagonista fastidioso della prima pellicola, per ricordare il sorriso del ridicolo e divertente insieme di distributore di ormoni. Perché é vero che il primo « Magic Mike » ci pone di fronte a problemi esistenziali reali che non sono polvere da nascondere sotto un comune tappeto, ma resto dell’idea che siamo noi a scegliere il colore e la forma da dare alle nostre vite. Oltre la volgarità, questo é il genere di film che é meglio resti un generatore si sorrisi, anche se talvolta dal retrogusto amaro.

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