La (straordinaria) clemenza di Tito

La Clemenza di Tito

Iniziamo dal titolo : Tito é un personaggio storico, un imperatore romano realmente vissuto nel nostro passato. La clemenza é la disponibilità all’indulgenza, al perdono.

Citando una fonte molto basica (Wikipedia) apprendiamo che “Tito Flavio Vespasiano è stato un imperatore romano della dinastia dei Flavi. Prima di salire al trono, Tito fu un abile e stimato generale che si distinse per la repressione della ribellione in Giudea del 70, durante la quale venne distrutto il secondo tempio di Gerusalemme. Fu considerato un buon imperatore da Tacito e da altri storici contemporanei; è noto per il suo programma di opere pubbliche a Roma e per la sua generosità nel soccorrere la popolazione in seguito a due eventi disastrosi: l’eruzione del Vesuvio del 79 e l’incendio di Roma dell’80. Celebre è la definizione che diede di lui lo storico Svetonio: « Amore e delizia del genere umano. » per celebrare i vari meriti di Tito e del suo governo.”

Non ci stupiamo affatto quindi nell’associare al nostro protagonista una dote tanto rara a chi detiene ilo scettro del potere.

In quest’opera seria e tardiva di Mozart giocano tra loro il potere e la sofferenza. Sin dall’inizio della storia Tito é costretto a rinunciare a Berenice, la donna che ama, per rispettare il popolo romano e le sue leggi. Deve prendere decisioni importanti, cerca di sondare l’anima delle persone a lui prossime si lascia convincere dall’intelligenza emotiva di Servilia, sorella del suo fido collaboratore Sesto: dirige la macchina statale, anzi imperiale, e cerca di fare del bene (Utopia?).  Tito pero’ ha vita dura nel perseguire il suo programma, e il demone in questione é una donna (la solita “Eva” della situazione…): Vitellia. Donna piena di rancore strumentalizza l’uomo che l’adora (Sesto) per punire egoisticamente l’oggetto della sua vendetta, l’uomo che le ha impedito di salire al trono.

Il lungo gioco drammatico della sofferenza, che tocca tutti gli attori nel loro ruolo, si conclude come da programma: Tito é clemente. Perdona tutti e tutte. Ma ci fa sospirare: é buono ma non stupido.

La proclamazione della decisione, di fronte all’insieme del popolo romano fa corrispondere a un affare di stato quello che é un affare privato. Ma ci solleva dal peso che ci é cresciuto nel petto nel corso dell’ultimo atto.

D’altronde, con un titolo del genere, la storia non poteva finire male! E ci lascia uscire dal teatro con l’immagine di una società “ideale”, nonostante tutto e tutti. Il potere in questa nuova forma di leadership puo’ avere dei risvolti umani, morali, generosi… cio’ non puo’ che lasciarci sorpresi, basiti, a bocca aperta, eccetera eccetera.

La rappresentazione contemporanea della produzione del teatro La Monnaie di Bruxelles non delude. È semplice ma chiara, moderna ma concettualmente vicina al messaggio originale.

TITO

Il vero pentimento,
Clemenza_03 Di cui tu sei capace,
Val più d’una verace
Costante fedeltà.

VITELLIA, SERVILIA, ANNIO
Oh generoso! oh grande!
E chi mai giunse a tanto?
Mi trae dagli occhi il pianto

L’eccelsa tua bontà.

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