Io che ho scelto l’Europa

aereo-esteroTutto ha avuto inizio con il celebre “Erasmus”, il programma studentesco di scambi internazionali che quest’anno aprirà le porte all’extra Europa con l’evoluzione « Erasmus+ ». Era il 2005 quando presi quell’autobus verso il paese della pioggia e della patatine fritte: il Belgio. Anzi, era il 2004 quando depositai il dossier per poter prendere parte alla selezione… e prima ancora ho incontrato l’immensa opera cinematografica di Cédric Klapisch nota come L’appartamento spagnolo. Al cinema ne rimasi estasiata, e comprai il dvd per poterlo riguardare enne volte, rappresentando questo ormai la mia porta dell’orizzonte, o ancora meglio quella dell’Oracolo dove é condotto Atreiu (rimando altamente culturale a La storia infinita). zanichelli
Nuovi amici, nuove lingue, nuove culture, nuove residenze e campus universitari, nuovi prof e metodologie d’insegnamento, nuove strade, nuovi supermercati, nuovi locali e discoteche, nuovi amori.
Nuova profonda tristezza al rientro obbligato in terra italica, e nuova terapia dell’abitudine alla vecchia quotidianità. Questa é l’Europa che viene scelta da tantissimi giovani ogni anno, domostrando il successo di un progetto che cresce immensamente e soddisfa di continuo. “Erasmus” più che la moneta unica (leggasi EURO) ha fatto sentire la cittadinanza unica europea a questa nuova generazione.
Sentirsi parte di questo unicum non impedisce quindi a migliaia di giovani di lasciare il proprio paese per cercare fortuna altrove, un po’ come facevano i nostri nonni e i nostri padri in un altro contesto storico. In un’Italia sull’ “orlo di una crisi di nervi” é automatica la lettura della fuga per avere un futuro. Il problema attuale é il futuro. Cosa c’é di più incerto? Nulla, d’accordo, ma quando il presente garantisce qualcosa inferiore al nulla, la speranza muore (ebbene si, anche se é l’ultima).
Non siamo più spaventati come un tempo dall’ignoto, dalla frontiera, dal confine. Le stesse dogane diventano ormai fantasmi, e un insieme di elementi contingenti quali internet, trasporti low cost, ecc., fanno in modo che un trasloco in Svezia sia non dissimile da uno a Roma. Con la differenza che in Svezia la speranza é ancora viva e concreta.
Non mi stupisce il numero in continuo e costante aumento di giovani emigranti (che sia detta “fuga dei cervelli” o meno). Ed io stessa, legata indissolubilmente al mio paese, alle mie tradizioni, alla mia cultura, alla mia cucina e alla mia Torino, un giorno (circa 2 mesi fa) ho fatto i bagagli e ho passato la frontiera. Sono un italiana all’estero, vivo in Francia, e cerco di costruire la mia vita adulta dopo le meravigliose ( e preziose) esperienze studentesche. Forse tornero’, forse me lo auguro, ma spero soprattutto di trovare un giorno un Paese migliore ad accogliermi a casa, un Paese con la P maiuscola, degno di rispetto e di dignità, maturo e onesto. Un’utopia che va a spasso con l’idea che bisogna sempre e comunque tendere al meglio.

italia
Noi abbiamo avuto il coraggio di cambiare: Italia, cambia anche tu, please!

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