La crudele “Turandot”

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L’intuizione più grande della principessa cinese è l’assoluta convinzione di voler restare zitella.
La storia di vendetta legata alla propria antenata altro non é che un pretesto per evitare il matrimonio, la dipendenza da una figura maschile. Lo stesso padre (il celeste imperatore) é succube del carattere forte della figlia. La sua smania di potere assoluto impone condizioni alle quali non riesce a sottrarsi nemmeno chi detiene il potere veramente.

Turandot però é una figura carismatica cha perde charme accanto alla sua “rivale” della scena: la schiava Liu.
La condizione sociale le pone su piani opposti, ma l’essere collocata alla base della piramide non é sufficiente per impedire a Liu di divenire la vera eroina della storia. La sua generosità é evidente sin dalle scene iniziali del primo atto: la dedizione al padrone, più simile alla figura di padre, e soprattutto l’intensità del sentimento amoroso la rendono l’antiturandot per eccellenza.

Eppure Calaf ( forse perché troppo superficiale) indirizza tutto il suo interesse unicamente nei confronti della principessa. Piace credere che sia stato colpito da una freccia di Cupido, fulminato irrimediabilmente, ma non nascondo il dubbio di un certo interesse nel contratto matrimoniale imperiale.
Fondamentale resta il fatto che quel Cupido non ha scoccato alcuna freccia in direzione della nobildonna, la quale cede solo in conclusione alle sue avances più per senso di colpa, timore degli Dei e rassegnazione.

Si può sinceramente credere che l’espressione “il suo nome é amore” trasmetta il sentimento romantico allo stesso modo del gesto drammatico di Liu? La Turandot che accetta di sposare Calaf non convince di essere innamorata, ma intende farlo credere, interrompendo almeno la saga degli omicidi principeschi.

L’unica opera a lieto finge del nostro Puccini é in realtà una favola amara le cui tematiche di base coincidono esattamente con la soluzione dell’enigma misterioso.
La speranza conduce Calaf a bussare alla porta, a credere di non fallire nell’impresa e di convolare a nozze. La speranza risiede nel popolo di Pechino e nel suo imperatore che non intende assistere all’ennesima esecuzione. Il sangue é la rappresentazione fisica della crudeltà di Turandot. Il sangue scorre nella città di Pechino all’apertura dell’opera con la perdita di un giovane tedesco principe pretendente richiamato dal boia. Il sangue esaspera il vecchio imperatore ma non tange la figlia. Infine il sangue torna ad essere la soluzione della storia quando viene versato dalla povera Liu come estrema prova d’amore. E Turandot é il centro della storia. Il mondo si muove intorno a lei in ogni scena, in ogni pensiero. Turandot decide la sorti, Turandot pretende di essere la più forte.
La crudele in realtà nasconde sentimenti, non é completamente senz’anima… Ma questi coincidono con la paura e l’angoscia. Forse un giorno arriverà l’amore.
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La rappresentazione dell’opera nazionale della Lorena di Nancy ha aperto il cartellone della stagione 2013/14. La scelta di un allestimento asettico é discutibile dagli amanti della tradizione ma non si può evitare di constatare l’ampia diffusione di un nuovo modernismo operistico negli allestimenti attuali.

Un’opera é musica, é canzone, é atmosfera. Orchestra e interpreti sono importanti quanto un allestimento. Un po di tradizione comporterà anche costi più elevati, ma lascerà aperta la possibilità di sognare agli spettatori che rivivono la storia del palcoscenico con commozione e sensibilità.

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