Letture impegnate #2 / Il banchiere anarchico

IL BANCHIERE ANARCHICO di Fernando Pessoa Fernando-Pessoa-il-banchiere-anarchico

Dalla penna di un grande poeta ecco un breve saggio dal sapore pienamente autunnale. Non vi sono colori in una dissertazione scandita da pause periodiche dove teoria e pratica anarchica vengono continuamente incrociate tra loro e analizzate con rigorosa logica.

Eppure leggendo le 60 pagine del volumetto si respira l’aria delle foglie che cambiano colore, del sigaro che lentamente sfuma nel caffé, e di un’atmosfera che non ci appartiene più. Questa é l’atmosfera di Pessoa e dei circoli da cui traeva la sua produzione artistica.

Volutamente il titolo dell’opera é un ossimoro che si cerca di giustificare come l’unico possibile in una società di inizio XX secolo. L’anarchia à la protagonista assoluta, e chi ne parla é un banchiere “grande commerciante e monopolista ragguardevole”. I dubbi e le domande sulla sua posizione inusuale sorgono sin dalla prima pagina, ma non vi é mai un momento di debolezza nella narrazione filosofica di chi si dichiara “anarchico e intelligente” mentre gli altri sono “anarchici e stupidi”. É la vita di chi comunemente é considerato anarchico ad essere in realtà estranea all’anarchia e ai suoi ideali. Il nostro protagonista espone cosi la genesi della sua tecnica dell’anarchia, nata dalla non accettazione che qualcuno gli potesse essere superiore per qualità artificiali, capitate esclusivamente per sorte (ricchezza, posizione sociale, ecc.). Alla base quindi si condivide un opposizione all’ingiustizia del nascere socialmente diseguali, che conduce ad una lotta contro le convenzioni sociali che rendono possibile tale diseguaglianza.

Il banchiere sostiene pero’ un “vero processo anarchico” differente da quello sedimentato nela mentalità comune, un procedimento che viene illustrato nella sua scoperta e che consiste nel fatto che ognuno deve liberare se stesso. Si crea libertà, anche se si libera solo la propria persona.

Condivisibile o meno, é la lettura interessante dello specchio di un epoca.

Non ho scelto i modi – confesso, amico mio, che non ho fatto caso ai modi; ho usato tutti quelli a disposizione – l’accaparramento, il sofisma finanziario, la stessa concorrenza sleale. E cosa?! Combattevo le finzioni sociali, immorali e antinaturali per eccellenza e dovevo far caso al modo?! Lavoravo per la libertà e dovevo far caso alle armi con cui combattevo la tirannia?!

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