Letture sotto l’ombrellone #3 (Ismail Kadaré)

Lui é lo scrittore osannato in ogni libreria presente sul suolo albanese. Le sue opere vengono anche tradotte all’estero poichè sugli scaffali predono posto volumi in inglese, italiano, francese…

Nel frattempo apro a caso una guida del Paese e il paragrafo dedicato alla letteratura non spreca parole nel definire Kadarè “il più eminente rappresentante della cultura albanese contemporanea”. In altri termini rappresenta l’orgoglio culturale del suo popolo.

Per concludere la serata accendiamo la televisione:  un reportage sulla sua opera letteraria e il suo legame con il premio Nobel compare sull’enorme schermo piatto fissato alla parete.

Cio’ premesso, mi ero decisa: dovevo leggerlo! Perché il vero turismo é anche questo: immergersi nelle svariate faccende culturali, alte e basse. Kadaré sarebbe diventata la mia lettura da ombrellone su spiaggia albanese!

CLAIRE DE LUNE di Ismail Kadaré clair de lune

Il romanzo é datato 1985, data storica per il Paese perché coincide con la morte del politico Enver Hoxha. Cosi come altri romanzi del suo repertorio è metaforicamente delineato il tema della Dittatura, descritto con un crescente senso di angoscia vissuto dal lettore, mentre gli attori vivono la loro “normalità”. Una “normalità” non sempre accettata…

La giovane e bella Marianne é la protagonista della storia. Tutto é incentrato sulla sua figura, anche se le sue sensazioni restano piuttosto sullo sfondo. Il dramma nasce da una calunnia banale, ma il coinvolgimento conseguente del Partito del Lavoro e dei suo dirigenti, dei diversi colleghi, della sua realtà quotidiana, spinge la pressione sino ad una vera e propria persecuzione crudele.

Il “chiaro di luna” é il principale colpevole metaforico di questa società. Lo stesso nome della ragazza ricorda e simboleggia la libertà (come possiamo ignorare la Marianna francese ritratta da Delacroix?).

Il percorso del racconto coincide con la metamorfosi del pensiero comune nei confronti di una persona onesta che viene ritratta come la peggiore peccatrice. L’apice del calvario é l’istituzione (ai nostri occhi quasi ridicola) di un processo il quale mette in discussione l’esistenza stessa di una moralità nella ragazza. La società circostante é fortemente maschilista, certa in assoluto di avere il compito magistrale di dover educare. É lo stesso copione della caccia alla streghe.

Si tratta di una crocifissione comune dove la gente non é libera di agire e di pensare con obiettività, e dove tutti vivono all’interno di una gabbia: ogni minimo gesto inconsapevole puo’ uccidere.

Il lieto fine conclusivo é tremendamente simile a quelle delle fiabe: poco realistico. Rappresenta pero’ la rottura dello schema, l’incrinarsi della struttura… se Marianne lo rompe é solo perché la loro cecità l’ha reso possibile.

Pour illustrer ses tendances plutôt libertines, on avait notamment cité Madame Bovary

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