La musica della notte

L’approcciarsi del week end, soprattutto nel pieno della stagione estiva, spinge noi esseri umani alla vita sociale notturna. Diveniamo improvvisamente simili a pipistrelli che trovano la vitalità a partire dalle ore post-tramonto (in primo luogo per questioni climatiche e di sopravvivenza). DJ

Tanti locali si rispolverano dal grigiore invernale e si rivestono di paiettes, flyer luminosi, e signorine seminude attirando masse di piu’ o meno giovani alla caccia della Saturday Night Fever, che nel linguaggio moderno é da intendersi allargata almeno all’intera fascia del fine settimana.

Superata la coda all’ingresso, nascosta con cura la drink card in borsa (vorremmo mica causarne il costoso smarrimento?????), commentata doverosamente parte della fauna locale, inizia il dramma della musica. Con la conseguente consapevolezza che non esistono più i DJ di una volta.

Quante volte siamo state a ballare sotto la consolle fissando di tanto in tanto il DJ dal tatuaggio troppo cool, la t-shirt di tendenza, e soprattutto una playlist di mixaggio perfetta? Era lui che metteva i pezzi della serata, quelli che facevano nascere l’amore (e i limoni) delle coppiette appassionate, davano vita a salti d’ebrezza alcolici, ecc. Talvolta si tentava anche l’approccio spinte dal desiderio che LUI avrebbe finalmente messo per NOI quella canzone che ci piaceva tanto e che avremmo cantato a squarciagola!

Tra gli anni’70 e gli anni ’80 la figura del Disc Jokey acquistava il suo dignitoso prestigio. Gli anni ’90 di Corona e Robert Miles ci commuovono. E lo stesso Jovanotti, prima di lasciarsi pericolosamente trascinare da un’eccesso di buonismo, cantava Gente della Notte.

A me piace la notte e gli voglio bene

che vedo tante albe e pochissime mattine,

la notte mi ha adottato e mi ha dato un lavoro

che mi piace un sacco anzi io l’adoro.

Mi chiamo JOVANOTTI faccio il deejay,

non vado mai a dormire prima delle sei.

Noi popolo che cerca rifugio nel locale all’aperto per far serata, in realtà cerchiamo rifugio nel suo Disc Jokey, per evitare di concludere tristemente l’avventura con il motto “andiamo a casa, la musica fa schifo”.

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