Gli Studenti di Storia – di Alan Bennet

E’ tempo di letture sotto l’ombrellone, che grazie al cielo non sempre coincidono con le aberranti scoperte del Di Più (e i suoi fotomontaggi da buonumore, per non utilizzare il temine “risata”). Capita di voler leggere DAVVERO, quei libri in carta che magari si rovinano con gli schizzi d’acqua marina, la sabbia e l’unto (prezioso) della crema solare. Capita di voler coniugare il sacrosanto rituale della tintarella con l’altrettanto rispettoso desiderio di relax e distacco dalla quotidianità cittadina tra le pagine di un libro, lasciando che le preoccupazioni massime siano quelle che riguardano il destino o le scelte dei protagonisti da una bella copertina o da un titolo intrigante.

E’ estate, siamo al mare, o ci saremo presto, e lasciamoci trasportare dallo spettacolo della lettura!

studenti di storia

GLI STUDENTI DI STORIA di Alan Bennet (The History Boys – 2004)

La Piccola Biblioteca di Adelphi ha la capacità di emanare sentore di cultura a distanza, con le sue copertine asettiche e una serietà di base che tende a spaventare gli avventori più frivoli. Eppure l’esperienza mi ha insegnato che splendide opere vi hanno trovato rifugio al di là di quella copertina monocromatica (ma, ammettiamolo, molto elegante). Cosi, sull’affollata costa ligure di Finale, sono inciampata casualmente su di un titolo, Gli studenti di storia, che per mia formazione ed esperienza personale molto difficilmente poteva lasciarmi impassibile. Forse sarà stato anche per il cromatico rosa estivo scelto da Adelphi, il quale sarebbe stato tanto bene sotto l’ombrellone appoggiato al mio costume in tonalità, forse sarà stato per una promozione da “liberiamoci dei libri troppo seri in vacanza” … il volumetto é diventato mio molto rapidamente. E comunque i libri seri non sono libri noiosi….

Veniamo a Lui. Opera teatrale contemporanea, vicina al vissuto dall’autore, si svolge nel microcosmo inglese di un istituto scolastico in parte surreale, mentre otto studenti, tre professori e un preside vivono profondamente un corso propedeutico per l’ammissione all’università. Intorno al nucleo base sono molteplici le suggestioni e le riflessioni che provocatoriamente vengono stimolate al lettore.

Evidente é il desiderio di Bennet di registrare un momento biografico accompagnato dalle sue riflessioni reali, ma la prima domanda che spontaneamente prende vita é: ma per l’autore é cosi importante insegnare la storia?

La storia sembra quasi essere lo sfondo di un manifesto di società decadente, ipocrita, che accompagna e cresce giovani capaci e fondamentalmente disillusi.

Il corso di studi é in realtà il rapporto e il fascino di due insegnanti “fuori luogo”, forse poco dissimili dal modello celebre Attimo fuggente, ma in cui poco chiaramente emerge il significato di fondo. É necessaria una riflessione. Cosi come si é spinti a riflettere sul ruolo del caso.

Insegnare la vita é quello che questa materia puo’ lasciare ai suoi allievi, al di la’ di un concetto statico… e la conclusione dettata infine chiaramente é “passate il testimone”.

Irwin: Era un brav’uomo, ma credo che non ci sia più spazio per quel tipo di insegnamento.

Scripps: Non é vero. A parte l’amore, é l’unica istruzione che valga la pena ricevere.

Hector: Passate il testimone A volte é la sola cosa che potete fare. Prendetelo, tenetelo tra le mani, e passatelo. Non per me, non per voi, ma per qualcuno, chissà dove, un giorno. Passatelo, ragazzi. É questo il gioco che volevo insegnarvi. Passate il testimone.

Fine

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